Clarisse Grosseto
Fondazione Grosseto Cultura
List

#320 • Omaggio a Guy Debord

Author

Maurizio Cont

Date

2004

Technique

Tecnica mista su carta

Size

100x70

Object

Assemblaggio

Placement

Clarisse

Opera description and registrations

Un’opera aperta, filosofica, etica. Cont propone una poetica del cambiamento come atto culturale, civile e politico. La forma è frammentaria, diaristica, testimoniale. L’arte è gesto di trasformazione. Riferimenti: Guy Bebord.

Artist biography and bibliography

“L’arte è dove non c’è arte” scrive Maurizio Cont, artista e grafico di origine bolzanina che ha trovato ispirazione e radicamento artistico in Maremma, Toscana. In questa dichiarazione, programmatica e poetica, si condensa una traiettoria artistica iniziata negli anni Settanta e tutt’ora in divenire. Lontano dai centri istituzionali del potere e dalle retoriche del sistema dell'arte, Cont agisce come un attraversatore del tempo, dei luoghi e delle forme. Artista anonimo, progettista culturale, instancabile sperimentatore, è autore di un’arte radicalmente situata, relazionale e performativa. In lui convivono l’urgenza etica della trasformazione e la leggerezza del pensiero poetico. Non si tratta mai di “creare opere” ma di generare condizioni di visibilità, di esperienza e di scarto. E anche per questo le sue opere evitano il circuito commerciale mainstream per rimanere fedeli a una visione democratica e partecipativa dell'arte. I primi lavori degli anni Settanta – azioni anonime, installazioni abbandonate in spazi marginali, performance improvvisate – si inseriscono nella linea di un’arte concettuale europea influenzata dal situazionismo e dalla poesia concreta. Come per Beuys, l’arte è “ciò che ogni uomo fa”: l’importante è il processo, non il risultato. La collaborazione con artisti come Silvano Barison e Franco Marchetto, e col CCCFN (Circolo Culturale Ciclista Friedrich Nietzsche), sono tappe di una riflessione sul ruolo pubblico dell’immagine e sulla funzione critica del pensiero. Ad esempio, con ANONYMUS (1975/1980) le opere visive e poetiche vengono esposte, abbandonate, incatenate, sospese, dimenticate e nascoste in cantieri, condomini, luoghi abbandonati e luoghi naturali. Con CCCFN (1980/1994) Cont dà vita a una critica collettiva e diffusa, fatta di manifesti affissi a cadenze regolari in varie città italiane, concepiti per sollecitare nella popolazione la consapevolezza che ogni forma di conoscenza è espressione di potere, e che per emanciparsi bisogna cercare sempre altro e altrove. Negli anni Novanta, Cont sviluppa pratiche che mettono in discussione la proprietà, l’autorialità e la permanenza dell’opera: i lavori in “pegno”, le azioni effimere, i “libri-macchina” come MODIn, in cui frammenti testuali, visivi e materici si compongono in costellazioni mobili e interattive. Con queste opere Cont non rappresenta, ma ricorda, crea, smonta e riorganizza. Le installazioni diventano pratiche di riconoscimento, processi di de-formazione e riappropriazione simbolica del reale. L’arte, per lui, è ciò che accade nel mentre. E forse, anche nel dopo, cioè nella ricezione individuale e collettiva di ciò che è stato pensato e prodotto. A partire dal 2000, con l’approdo definitivo in Maremma, avvia un ciclo di lavori “in relazione”: Quattroventi (2002-2005), Un metro quadro di autodeterminazione (2006-2008), Carte d’eternità (2005-2008), fino al ciclo mutante di Indicazioni di V(u)oto (2009-2011 con Gianmarco Serra) e a Danza Macabra (2012). Quattroventi, ad esempio, non è stata un'opera materica prodotta direttamente dall'artista ma una visionario lavoro multidisciplinare e collettivo, quindi relazionale, che Cont ha agito nel paese di Manciano (Grosseto) attraverso il ruolo ideativo e organizzativo del regista d'arte e cultura. Il nome “Quattroventi” evoca un'immagine di mondi che si mescolano e di collaborazioni inedite, e le tre edizioni della manifestazione – realizzate in case private, nelle aziende del territorio e negli spazi pubblici – hanno scelto di coinvolgere 100 artisti di rilievo internazionale in Maremma. Artisti che sono stati selezionati sulla base di una vocazione espressiva precisa, quella che rifletteva una posizione critica verso il conformismo e che proponeva esperienze estetiche dissonanti e frammenti di verità non omologata. Nelle opere relazionali e site-specific di Cont, il territorio locale, la Maremma, diventa corpo dell’opera. Così il paesaggio maremmano, e la comunità meticcia e post rurale che lo abita, viene trasformato in materia viva, in “terreno sensibile e plasmabile” di una cultura situata e condivisa. L’identità – culturale, politica, estetica – viene messa in discussione a favore di un pensiero ospitale, errante, “apolide”. I suoi dispositivi sono instabili, effimeri, assemblati: sfere di terra e catrame, pannelli serigrafici, installazioni nei casali o nei boschi, oggetti trovati, citazioni da Nietzsche, Blanchot e dall'opera eversiva e concettuale di Marcel Duchamp. L’arte, per Cont, è sempre attraversamento, mai possesso. Tra i suoi progetti “non relazionali”, da segnalare Note di lavoro, un allestimento al Parco di Pietra di Roselle (Grosseto), composto da 365 piccoli pannelli realizzati con disegni e collages – uno ogni giorno dell'anno – durante un anno di attività creativa nel 2005. Questo diario artistico e artigianale rappresenta una forma di impegno quotidiano che unisce estetica e critica sociale, e che si basa sull'elegia del frammento come forma di resistenza residuale alla civiltà del consumo e dello spettacolo. Lontana da ogni estetizzazione spettacolare, la poetica di Cont rifiuta ogni aura salvifica dell’arte. Nei suoi lavori – come nei testi che li accompagnano – si incontrano Guy Debord e Franz Kafka, Mario Perniola e Susan Sontag. Altra esperienza significativa, la mostra personale al Cassero senese di Grosseto del 2008 intitolata Carte (di) eternità: un ciclo profondamente concettuale, articolato su 27 fogli/stazioni di un cammino simbolico, accompagnato da partiture musicali originali che hanno reso il suono parte integrante dell’esperienza visiva. Con queste esperienze la musica e il pensiero si sono fatte spazio, la forma si è fatta relazione e l’opera processo. Perché l’arte, per Cont, non è mai oggetto ma movimento. E' segno fragile, gesto momentaneo e atto necessario di sparizione. Questo carattere effimero dell'arte di Cont non implica necessariamente che il suo percorso creativo non preveda monumenti o, meglio, anti-monumenti. Ad esempio, un progetto significativo ed emblematico dell'ultima produzione di Cont è il recente monumento a Julian Assange, una stele di ferro e plexiglass ideata nel 2021 in collaborazione con Gianmarco Serra. L'installazione – realizzata in due esemplari nel comune di Priero (Cuneo) e nel Botanicaldrygarden di Magliano in Toscana (Grosseto) – riflette i temi della libertà di pensiero e della trasparenza, utilizzando simboli che evocano il rapporto tra potere, tecnologia e verità, per disinnescarne la valenza pervasiva e autoritaria. Cont rifiuta infatti ogni ideologia totalizzante. La sua poetica è fatta di relazioni instabili, di gesti sottrattivi, di materiali marginali. Lavora sul confine tra arte e politica, senza mai ridurre l’una all’altra. Con umorismo, disincanto e necessità, ci invita a ripensare il mondo non come rappresentazione ma come esperienza. Come l’acqua che scorre nelle sue installazioni, come la luce che filtra nei suoi testi, l’anti-arte di Cont attraversa tutto e non si arresta mai. E' ciò che rimane quando tutto è scomparso, quando le vecchie soluzioni sono andate in rovina e per le nuove non si è ancora fatto nulla.

Property

Comune di Grosseto

Preservation status

buono

Public opening hours

Thursday: 10 - 13 17 - 20

Friday: 10 - 13 17 - 20

Saturday: 10 - 13 16 - 19

Sunday: 10 - 13 16 - 19

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Le Clarisse cultural centre is located in
Via Vinzaglio, 27 - Grosseto

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